LA PEER EDUCATION NELL’AMBITO DELLA PREVENZIONE

ESSERE PROTAGONISTI: IL PARADIGMA EDUCATIVO DELL’EDUCAZIONE TRA PARI

La prevenzione sposta l’accento dal tentativo inutile di spaventare gli adolescenti, alla prospettiva utilissima di renderli protagonisti di una grande battaglia generazionale in difesa della salute, del benessere, del rischio calcolato, quello inevitabile se si vuole crescere e quindi gettarsi di slancio verso l’avventura, il nuovo, una dose calcolata e vitale di rischio.
Il gruppo è quindi un importante produttore di cultura giovanile e un interlocutore privilegiato per gli adulti.

Se il modello preventivo è totalmente centrato su un adulto esperto che insegna ad un adolescente, ne deriva che non può esistere altro rapporto con l’adulto se non quello basato sulla relazione con un Genitore (che sa e che ti indica il da farsi) e un Bambino (che non sa e che deve seguire i consigli)”.
Quasi sempre gli interventi con gli adolescenti si focalizzano su modelli che non tengono conto della fenomenologia e dei valori condivisi all’interno del gruppo degli adolescenti e perciò,
non contempla la loro reale prospettiva.
Al gruppo degli adolescenti per stare bene serve senso di appartenenza e attaccamento.

Vygotsky ha in più occasioni definito e teorizzato l’importanza dell’esperienza nel GRUPPO quale elemento facilitatore e catalizzatore dell’apprendimento del singolo che vi appartiene.
Secondo Vygotsky il gruppo offre una “ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE” definita come “la distanza tra il livello attuale di sviluppo così come è determinato da problem-solving autonomo e il livello di sviluppo potenziale, così come è determinato attraverso il problem-solving sotto la guida di un adulto o in collaborazione con i propri pari più capaci”.

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